Ciò che chiamo casa

Accanto al nostro Cottage c’è una casetta dove vivono i miei nonni.

È una bella casa, ma un po’ trascurata. I miei nonni non hanno più comprato nulla per sé che non fosse strettamente necessario. Non hanno la cultura del design e dell’accumulo.

Un po’ li ammiro per l’umiltà, un po’ mi dispiace. Vedo così tanto potenziale in questa casa non valorizzato. Così tante cose che vorrei buttare via. Rimetterei tutto a nuovo e conserverei, restaurandolo, tutto ciò che è emblema di questa casa e che va conservato.

Mi piacerebbe vivere in questa casa in futuro. Qui il sole batte tutto il giorno, le piante crescerebbero rigogliose. Un cagnolino si divertirebbe con tutto questo spazio fuori.

L’ingresso è capace di ospitare i più svariati particolari. Butterei giù metà muro per unire cucina e sala così da stare sempre con la mia famiglia mentre mi dedico alla cucina.

La sala è grande e l’arrederei di gran gusto, semplice ma adatta a me.

Ci sarebbe la camera matrimoniale e la camera dei bambini, due bagni e il ripostiglio.

Una casa luminosa e fresca, bianca e beige e con tutto in legno, chiaro e scuro.

Ora vengo spesso qui a passare del tempo con i miei nonni, a fantasticare e a studiare. In primavera ci mettiamo fuori e prendiamo il sole, con i piedi scoperti e le magliette leggere.

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Paolo e Rita

Paolo e Rita sono arrivati al Cottage a mezzogiorno, scusandosi per l’orario, ma mamma stava già preparando le polpettine per noi, così ha solo buttato un po’ di pasta in più. Ci siamo spostati nella sala più grande e abbiamo aggiunto due posti a tavola per pranzare tutti insieme.

Sono sposati da 30 anni, giovani come poche altre coppie che sono mai passate da qui. Vengono dalle Marche, vogliono raggiungere le montagne per riposare qualche giorno. Dicono che i figli sono in ferie e non hanno bisogno di loro come babysitter, così hanno deciso di prendersi cura un po’ di loro stessi.

Hanno tanto apprezzato il pranzo che hanno dato un bacio a mamma.

Mi sono piaciuti così ho dato loro le chiavi della terza stanza, la mia preferita, quella con la carta da parati celeste e bianca e i mobili di legno scuro.

Si sono fermati da noi perché vogliono restare per la notte, dato che hanno notato la bellezza di queste colline. Domani mattina ripartiranno presto, per non cambiare troppo i programmi del viaggio. Penso che abbiano paura di trovarsi tanto bene qui da non voler andare via.

L’altalena

Mia nonna mi ha sempre raccontato la sua infanzia. Mi ha parlato tante volte della guerra, della sua famiglia, dei tanti anni in collegio, delle distanze, delle mancanze, della sua entrata nel mondo vero, fuori da quelle quattro mura.
Mi ha raccontato tante cose, ma mi ritrovo sempre a pensare ad un particolare: l’altalena. Penso a mia nonna da piccola e penso all’altalena, nient’altro.
Poi la mente divaga, ma l’immagine di una bambina bionda e riccia che, tra un dovere e l’altro, tra le ore programmate e le suore vigilanti, correva in giardino, saliva sull’altalena, andava su e giù due volte e poi tornava di corsa a fare ciò che stava facendo è fulminea.
Mi racconta che uno dei suoi compiti preferiti era andare a dare e prendere la posta al cancello perché di voli in altalena poteva farne di più, anche se non erano mai abbastanza. Solo che lei era ordinata e diligente e la mettevano sempre a sistemare le cose in sacrestia.

Il mio gioco preferito al parco è sempre stato l’altalena e oggi, quando passo accanto al mio parco, corro dentro e faccio su e giù sull’altalena due volte o forse anche più pensando a lei e a quando si sedeva sulla panchina lungo il vialetto a guardarmi e sorridere.

Via col vento

È stato uno dei libri più appassionanti che abbia mai letto. Finito da poco, mi ha lasciata un vuoto nel cuore e simultaneamente una pienezza che non so spiegare.

È il romanzo di una vita vera, vissuta, intensa, difesa.

Ho iniziato a leggerlo come sfida. Mia madre lo lesse in adolescenza e durante l’infanzia mia e di mia sorella tante volte ci parlò della vita di Rossella O’Hara.

Ho deciso di leggerlo pensando di non riuscire a finirlo. Invece girare ogni sua pagina, assorbire ogni sua parola è stato intenso e bello.

È finito inaspettatamente, sotto il mio sguardo troppo coinvolto per accorgersene, con lo svolgersi della sua ultima pagina e con Rossella che, fiera e determinata, avrebbe proseguito la sua vita anche senza di me.

It’s still Christmas

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Ieri pomeriggio è passato per Vanilla Leaf Cottage un viaggiatore.
Veniva dall’Olanda, ma parlava italiano perché i suoi genitori migrarono in tempo di guerra. Ci ha raccontato di aver viaggiato molto in treno e a piedi. Era solo, “volevo fare un viaggio con me stesso per scoprire la terra dei miei genitori”, ci ha detto.
Ci ha raccontato di aver passato il Natale in Toscana. “Posto stupendo”, ha detto. Ha fatto una breve pausa e poi ha aggiunto “però ero solo.. è vero, lo scopo del mio viaggio era quello, ma la notte di Natale le mancanze pesano.”
Mentre continuava a parlare con i miei genitori e mia sorella, sono andata in cucina e gli ho preparato dei biscotti di Natale. Li abbiamo mangiati con il the ai frutti rossi e abbiamo ascoltato le sue storie.
“Sono felice che sia ancora Natale qui”, ci ha detto prima di andare a dormire.